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Si può giocare a laser game se si è in gravidanza? Indicazioni e cautele da seguire

Elio Donadellidi Elio Donadelli· 21/08/2026 08:17
Si può giocare a laser game se si è in gravidanza? Indicazioni e cautele da seguire

Tra chi ama l’adrenalina del laser game e chi aspetta un bambino, la domanda arriva puntuale: si può giocare? Da padre di tre figli e organizzatore seriale di serate indoor, ho imparato che la risposta non è un sì o un no secco, ma un “dipende da come lo imposti”. Qui metto sul tavolo l’esperienza di campo e le cautele che consiglio quando preparo una serata con amiche in dolce attesa.

Il punto: è prudente o no?

In una gravidanza fisiologica, con il via libera del medico, una partita impostata in modalità lenta e senza contatti si può valutare. Non è il raggio a preoccupare, ma l’ambiente: buio, ostacoli, musica alta, tempi serrati. Se convertiamo la sessione in un percorso di movimento leggero, con pause frequenti e regole chiare (niente corsa, niente tuffi dietro le barricate), l’esperienza può rientrare nella sfera del “prudente”.

Se invece parliamo di partita competitiva, arena affollata, scatti e cambi di direzione al buio, allora no: troppo rischio di urti e cadute. La gravidanza chiede margini di sicurezza larghi; meglio una modalità soft o rimandare.

Rischi reali e falsi allarmi

Parto dal falso allarme più comune: “il laser fa male al bambino”. Nelle arene serie i sistemi sono a infrarossi o laser di potenza molto bassa (Class 1/2), progettati per essere sicuri per gli occhi a distanza d’uso. Parliamo di luce non ionizzante: niente a che vedere con raggi X o simili. Il problema, dunque, non è il raggio in sé Laser.

I rischi veri sono meccanici e ambientali: collisioni con altri giocatori o con gli ostacoli, scivolate sul pavimento buio, disidratazione e surriscaldamento, stress da rumore e luci stroboscopiche, più la vestibilità dei gilet. In Gravidanza il baricentro cambia e l’equilibrio peggiora: scatti e curve strette al buio aumentano la probabilità di cadute. Anche giubbotti rigidi o troppo stretti sull’addome non sono una buona idea.

Altra nota pratica: molte arene usano fumo scenico. Non è di per sé pericoloso, ma può irritare: se siete sensibili, chiedete ventilazione maggiore o una sessione senza fumo. Infine il rumore: in sale piccole si superano facilmente livelli fastidiosi; io porto sempre tappi acustici morbidi per chi vuole schermarsi.

Come mi regolo per trimestre

Primo trimestre: tra nausea, stanchezza e termoregolazione ballerina, puntate su partite cortissime e a passo di camminata. Evitate il surriscaldamento: acqua a portata di mano e soste programmate. In questa fase io consiglio ruoli “di regia”: muoversi piano, scegliere coperture ampie, zero scatti al buio.

Secondo trimestre: molte si sentono meglio, ma l’equilibrio inizia a cambiare. Ok a una sessione privata con velocità ridotta, squadre piccole e campo parzialmente illuminato. Attenzione a idratazione e pavimento: scarpe chiuse con buona aderenza, sempre.

Terzo trimestre: baricentro spostato in avanti e fiato corto rendono sconsigliabile l’arena standard. Se proprio si vuole partecipare per lo spirito di gruppo, io limito a una sola manche breve, con percorso semplificato, niente rampe e un compagno “angelo custode” che fa ritmo e segnala ostacoli.

Checklist rapida prima di entrare

  • Chiamate la struttura e chiedete una “modalità no-run”: niente corsa, niente contatti, luci di cortesia accese, niente fumo.
  • Verificate il gilet: dev’essere leggero, regolato alto sul torace, lasciando libero l’addome.
  • Scegliete orari poco affollati o prenotate una sessione privata di 10–12 minuti.
  • Indossate scarpe chiuse con suola antiscivolo; evitate abiti che impigliano.
  • Portate acqua e fissate una pausa tra le manche; se fa caldo, riducete ulteriormente i tempi.
  • Proteggetevi dal rumore con tappi morbidi; se vi dà fastidio, fatevi ridurre il volume in sala.
  • Stabilite un segnale di stop col team: al primo capogiro, pausa immediata fuori dall’arena.

Caso reale dalla community

Mi è capitato di recente: una lettrice alla 20ª settimana mi scrive, “Elio, il gruppo vuole festeggiare al laser game: che faccio?”. Le ho proposto di parlare col gestore e concordare tre regole: passo di camminata, luci di cortesia, niente fumo. Sul posto abbiamo provato i gilet: quello standard pesava troppo, ne avevano uno più leggero per i ragazzi. Perfetto.

Abbiamo spezzato in due manche da 8 minuti, con panchina vicino all’uscita. Acqua in mano, tappi nelle orecchie, briefing alla squadra: lei non corre, punto. Risultato? Due round tranquilli, tanto gioco di copertura e comunicazione, zero scatti. Al primo segno di fiatone, fuori due minuti, poi rientro. La serata è stata divertente per tutti e, soprattutto, sotto controllo.

Errori tipici da evitare

  • Affidarsi al “tanto sto attenta”: in arena buia l’imprevisto è dietro l’angolo; servono regole e ritmo lenti.
  • Gilet troppo stretto o basso sull’addome: chiedete regolazioni e modelli leggeri.
  • Giocare negli orari di punta: folla e urti aumentano; meglio sessioni private.
  • Ignorare caldo e rumore: idratazione, pause e protezione acustica non sono optional.
  • Spingersi per il punteggio: in gravidanza vince la gestione dell’energia, non la classifica.

Quando preferisco dire di no e alternative indoor

Se il medico ha sconsigliato attività a rischio, se ci sono perdite, contrazioni, placenta previa, ipertensione non controllata, diabete gestazionale non compensato o semplicemente se non ve la sentite: stop. Nessuna serata vale un’incertezza sulla salute. In dubbio, rimandate o ripiegate su opzioni sicure.

Alternative che funzionano e tengono alto il tasso di gioco: una “caccia al tesoro stealth” in casa con luci soffuse e zone sicure; un percorso bersagli/obiettivi con sensori IR giocattolo e punteggi a distanza, senza corsa; giochi da tavolo adrenalinici a turni rapidi (io vado forte con Perudo e le varianti italiane di bluff, coinvolgono tutti senza sforzo fisico). Se la compagnia vuole l’effetto arena, simulate ruoli e missioni a stanze: tempo, coperture, strategia, ma passo tranquillo.

Conclusione pratica: laser game e gravidanza possono convivere solo se trasformiamo la partita in un’attività a basso impatto, con regole su misura e l’ok del medico. Appena qualcosa non torna — caldo, fiatone, capogiro — si esce e si cambia modalità. L’importante è stare insieme e divertirsi: il come lo scegliamo noi.

Elio Donadelli
Elio Donadelli

Elio, padre di tre figli, ha sempre curato la tradizione familiare delle serate ludiche. Specializzato nelle varianti italiane dei classici giochi da tavolo, sperimenta nuove modalità per coinvolgere tutte le età. I suoi consigli pratici nascono dall’esperienza diretta di casa sempre piena di amici.